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da Galeazzo Mondella, Moderno (1467 - 1528) metà XVI secolo ca.

Placchetta con Flagellazione di Cristo (venduto)

Fusione in bronzo, mm 156 x 120,59

Provenienza

Collezione Imbert, Milano
Asta Finarte n. 1004, Milano 20 marzo 1997, lotto n. 10
Collezione privata, Milano

Bibliografia

Giuseppe Morazzoni, Eugenio Imbert, "Le Placchette Italiane, Secolo XV-XIX", Milano 1941, Tav. XVIII, n. 3, cat. n. 99, p. 54;
op. citata E.F. Bange, "Die Italianischen der Renaissance und des Barok", Berlin 1922, De Gruyter, vol. II, p. 62, n. 579, Tav. 48;
op. citata Francesco Rossi, "Musei Civici di Brescia, Placchette, Secoli XV - XIX", n. 49, p. 38 lettera b (citata erronamente con gli archi riparati);
op. citata Pietro Cannata, "Rilievi e Placchette dal XV al XVIII Secolo", Museo di Palazzo Venezia, febbraio - aprile 1982, n. 26, p. 50;
op. citata Giuseppe Toderi e Fiorenza Vannel, "Medaglie e Placchette del Museo Bardini di Firenze", Firenze 1998, n. 188, p. 156;
catalogo Finarte n. 1004 del 20 marzo 1997, lotto n. 10;
op. citata Francesco Rossi, "La Collezione Mario Scaglia. Placchette", vol. 1, Bergamo 2011, p. 236, Tipologia 4 - Variante C, C.24, A.11 (ribadisce l'errore degli archi riparati);
op. citata sul sito renbronze.com (Renaissance Plaquettes, A - Worldwide - Census) come collezione privata sconosciuta, già Imbert

Stato di conservazione

Ottimo

Commento

Placchetta rettangolare traforata con la "Flagellazione di Cristo", cornice a tre listelli. Il committente del prototipo di questa placchetta, ora conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, fu il patriarca di Aquileia cardinale Domenico Grimani ( Venezia 1461 – Roma 1523), grande umanista che apprezzò talmente la scultura del Laocoonte, ritrovata a Roma nel 1506, da affidare a Bramante nel 1510 l'organizzazione di una gara tra vari scultori presenti a Roma per la realizzazione di una copia della scultura. Vinse Jacopo Sansovino. Alla stessa epoca dovrebbe risalire anche la committenza affidata al Moderno della placchetta con la flagellazione che ritrae Cristo alla colonna con le fattezze di Laocoonte. Esiste una affascinante interpretazione (Blume, Cannata) che mette in rapporto il mito di Laocoonte alla figura di Cristo: il primo si sacrifica per Troia, Cristo per l’umanità. Il sacrificio di Laocoonte avvia di fatto il processo storico che tramite Enea arriva alla fondazione di Roma. Alla morte di Cristo segue l’arrivo a Roma di Pietro e Paolo e la sua trasformazione in capitale della Cristianità.
Nella versione originale in argento e nelle placchette in bronzo derivate da una rimodellatura successiva della stessa placchetta, compare un particolare importante, la presenza degli archi spezzati al colmo delle architetture sullo sfondo della scena come a indicare l’imminente caduta del paganesimo in conseguenza alla morte di Cristo (informazioni dedotte da Francesco Rossi, “La Collezione Mario Scaglia, Placchette”).
La placchetta in esame è l’unica nota nel suo genere con il fondo così traforato, una finitura assai raffinata e gli archi rotti. Ne esiste un’altra al museo di Brescia, senza cornice e di fattura più grossolana. La fusione è una lamina di bronzo sottile con la presenza di quattro piccolissimi fori agli angoli della scena sotto la cornice a tre listelli. Probabilmente fu utilizzata per decorare la legatura di un libro sacro o in ogni caso applicata a un supporto devozionale. L’epoca dovrebbe essere più o meno la stessa dell’esemplare presente nella collezione Scaglia, circa metà del XVI secolo, perchè la misura interna indicata da Francesco Rossi, dall’apice del capo di Cristo alla punta del suo alluce destro, è la stessa in tutte e due le placchette, mm 60,5 (più precisamente mm 60,55)

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