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Pieter van Bloemen, lo Stendardo (Venduto) (Anversa 1657 – 1720)

Giovanni Sobieski alla liberazione di Vienna

olio su tela, cm. 74 x 97.4

Provenienza

Già coll. Rospigliosi, Roma
Coll. privata

Bibliografia

Giancarlo Sestieri, I pittori di Battaglie, Roma 1999, p. 540, ill. 3

Stato di conservazione

Buono

Commento

Probabilmente è l’opera nominata nell'inventario del 1856 del Palazzo al Quirinale, e della Villa a Zagarolo di Giulio Cesare Rospigliosi (stesura dell'inventario di Tommaso Minardi) a p. 351 come n°: 156 Quadro alto palmi 3 once 3 1/2 largo palmi 4 once 4 1/2, rappresentante marcia di Cavalleria dello Standard. L’opera è stata venduta all'asta della collezione Gerolamo Rospigliosi, Roma 1931 e 1932, dove è stata acquistata dal nonno del precedente proprietario.

Il dipinto è tra le più belle opere finora conosciute di Pieter van Bloemen. E’ un artista assai più raro di quanto non possa sembrare, molti dipinti offerti sul mercato passano sotto il suo nome pur non essendo autografi, sono opera invece di seguaci e imitatori.

Pieter van Bloemen era il fratello maggiore di Jan Frans van Bloemen, noto come ‘L’Orizzonte’. Arrivarono in Italia insieme, Jan Frans vi è rimasto per sempre, Pieter van Bloemen, il nostro Stendardo, invece è rientrato nel 1694.
Questo fornisce anche un terminus ante quem per il dipinto qui in discussione. Non è sicuro, ma è assai probabile che fece già parte della collezione Rospigliosi (o di parenti) fin dall’inizio. Questo spiega anche che il quadro, non firmato, è ricordato nell’inventario del 1856 col nome giusto (Tommaso Minardi, l’importante artista neoclassico che fece l’inventario della collezione, tuttavia, era intenditore).

La battaglia di Vienna del 1683, fu una delle più grandi e importanti battaglie nell’Occidente. Il Re di Polonia, Giovanni Sobieski era il generale in comando. Aveva 75.000 uomini a disposizione, contro i 140.000 dell’impero Ottomano.
La strategia e l’organizzazione messe in atto nella battaglia determinarono il clamoroso successo delle truppe Cristiane e il corso della storia ne fu decisamente influenzato. Sobieski e la sua potentissima cavalleria composta da Ussari alati di Polonia ebbero un ruolo determinante contro i Turchi.

Nel tardo pomeriggio del 12 settembre 1683, dopo aver seguito dalla collina l'andamento dello scontro, 4 corpi di cavalleria scesero all'attacco a passo di carica in una manovra allora riconosciuta come geniale. L'attacco fu condotto da Sobieski in persona e dai suoi 3.000 Ussari. La carica sbaragliò definitivamente l'esercito turco, mentre gli assediati uscirono dalle mura a raggiungere le truppe che inseguivano gli ottomani in fuga. E’ esattamente questo il momento illustrato nel dipinto.

Le circostanze dell’incarico a van Bloemen non sono ancora conosciute, ma essendo un famoso pittore di battaglie la scelta era quasi ovvia. A Roma, alla corte papale, c’era, logicamente, una grande euforia dopo l’esito positivo della Battaglia, che se fosse andata diversamente, avrebbe minacciato gran parte della cristianità in Europa. Inoltre c’era un nutrito contingente di ufficiali Italiani sotto il commando del Re di Polonia, ed è quindi possibile ipotizzare che si stato uno di loro a celebrare la sua partecipazione alla vittoria attraverso l’incarico al pittore. Bisogna ricordare, considerando il genere pittorico di ‘Battaglia’ che questo atto di guerra fece parte integrante della vita di gran parte della popolazione, anche in modo indiretto. Ogni famiglia nobile aveva uno o più membri andati a combattere e questi furono eventi che segnarono la vita, dei sopravissuti.

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