Commento: Le composizioni di queste due vedute sono ricorrenti nella produzione vedutistica veneziana del Settecento. Il taglio specifico delle vedute, con il Molo così vicino alla Libreria, e la Piazzetta vista da questa direzione, sono rapportabili alle composizioni di Luca Carlevarijs (1663 – 1730) e a quelle di Johann Richter. Tuttavia il tipo di macchiette, l’uso della luce e la gamma di colori, rimandano già alla sfera della generazione seguente, quella di Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto.
Uno dei quadri ha una scritta sul retro con un’attribuzione a Michele Marieschi, insostenibile per motivi stilistici e qualitativi.
I dipinti hanno avuto in passato una più sensata attribuzione a Bernardo Canal (1664-1744), il padre del più celebre e assai più dotato Canaletto e contemporaneo di Richter e Carlevarijs. Si sa ben poco di Bernardo se non che dipingeva vedute di Venezia, anche nella bottega del figlio, e che nelle sue composizioni si ispirava a Carlevarijs e Richter. Questi dipinti che subiscono influenze compositive da Carlevarijs e influenze stilistiche dal figlio Canaletto, possano essere orientati in questa direzione.
Quanto detto è valido anche per il Maestro della Fondazione Langmatt che lavorava nello studio di Canaletto e a cui abbiamo attribuito i dipinti usando le date di nascita e di morte di Apollonio Domenichini con cui è stato individuato.
Un elemento qualificante per l'attribuzione dei due dipinti anche a Bernardo Canal, è l'esistenza di una coppia di quadri di cui uno firmato e datato 1735, della collezione Salon, pubblicati nel catalogo della mostra del 1947: Pittura Veneta, prima mostra d’arte antica delle raccolte private veneziane (catalogo a cura di Alberto Riccoboni). Qui sotto illustrato uno di questi dipinti di Bernardo Canal, molto simile, per taglio compositivo e ‘macchiette’, a quello ora sotto esame.
I quadri potrebbero essere della stessa mano, ma è un giudizio che si basa solo sulla visione di una vecchia fotografia in bianco e nero stampata sul catalogo del ’47 e su una successiva pubblicazione di Rodolfo Pallucchini, La pittura nel Veneto. Il Settecento (Electa, 1994-1995 figg. 448 – 451). Pallucchini dava anche una descrizione precisa dello stile: “… banchi di nubi zigzaganti in diagonale, luminose e lucide a un tempo, per via di un segno pittorico assai netto. … Sono macchiette, queste di Bernardo, che si distinguono abbastanza facilmente: vivaci di colore, piccole di statura, rese a colpi incisivi di ombre e di luci, dai visetti sintetizzati con una pennellatina che opera a colpi di spillo” (Pallucchini, p. 298).
I dipinti di Bernardo Canal già nella collezione Salon sono, per la preziosa firma e la data 1735, alla base dell’attuale ricostruzione della figura artistica di Canal, opera soprattutto di Dario Succi e Annalia Delneri. I nostri dipinti hanno strettissime somiglianze con proprio questo fondamentale gruppo ex Salon. Uno ha una composizione praticamente identica, con puntuali somiglianze anche nelle figure, l’altro ripete la veduta ma spostato leggermente a sinistra e sempre con ‘nubi zigzaganti’. Le tangenze sono troppo precise per essere ignorate.
La data del 1735, potrebbe, per motivi stilistici, essere anche considerata valida per i due dipinti qui considerati.
Al discorso intorno a Bernardo Canal vanno inoltre aggiunti i due dipinti ex Galleria Lampronti, firmati e datati Bernardo Canal gennaio 1737, pubblicati nel catalogo Vedute e paesaggi italiani ed europei dal XVI al XVIII secolo a cura di Giancarlo Setieri, Roma 1991 nn. 48, 49 ill.
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