Commento: Firmato.
Luigi Bisi si impose sulla scena artistica milanese come successore di Giovanni Migliara a partire dal 1838/40 riscuotendo un notevole successo di critica e di mercato. Dipinge quasi esclusivamente interni di architetture: Duomo di Milano, Certosa di Pavia, Sant’Ambrogio, la chiesa di Brou presso Bourg en Bresse, Orsanmichele di Firenze e altre.
Molto rare sono invece le vedute cittadine animate dalle figure dei passanti, dalle carrozze, dalle attività commerciali. La raffigurazione del Duomo e delle altre cattedrali ‘dell’età di mezzo’ (medioevali in genere) non rispondevano soltanto ad una richiesta di beni ‘estetici’; i dipinti avevano anche una valenza simbolica di rivalutazione dell’architettura medioevale come rievocazione di un periodo considerato denso di valori spirituali cristiani.
Nel 1838 presenta alla mostra di Brera numerosi dipinti tra i quali anche una Veduta del Duomo dal Corso, opera però all’acquerello. Il ‘nostro’ raffigura la medesima veduta dell’acquerello citato e temporalmente non è lontano da quel 1838. La veduta, il cui vero protagonista è il Duomo in eterna costruzione (sono visibili impalcature a mezza altezza e i blocchi di marmo ancora da lavorare alla base), è animata dalle numerose figure di passanti. La cattedrale che appare solida ed eterna, campeggia in primo piano, domina sulla città e sulle costruzioni adiacenti che appaiono piccole e ‘provvisorie’. L’architettura è descritta nei minimi dettagli dalla base fino alla sommità della guglia centrale, quest’ultima dipinta con tinte più tenui, per conferire una notevole sensazione di ‘lontano’. La veduta riprende tutto il fianco destro del Duomo e lo sguardo arriva in lontananza fino al ‘portico dei Figini’, sulla piazza antistante la facciata del Duomo
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