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Gioacchino Assereto Genova 1600 - 1649

San Giacomo da Compostella (venduto)

olio su tela, cm. 71 x 60

Provenienza

Collezione privata, Milano

Commento

Il soggetto è san Giacomo di Compostella, anche chiamato san Giacomo Maggiore, tra l’altro patrono di Spagna, Italia, dei farmacisti e ovviamente dei viaggiatori.

Interessante è il confronto tra il S. Giacomo di Compostella qui presentato, con il quadro dello stesso soggetto di Bernardo Strozzi, datato intorno al 1630 (Luisa Mortari, Bernardo Strozzi, fig. 277, cm. 86 x 63.5. Le tangenze formali e stilistiche sono notevoli ma allo stesso tempo è chiaro che abbiamo a che fare con un artista che dà un’interpretazione molto individuale del soggetto.
Il rosso dell’incarnato, p.e. delle mani, rimanda ancora ai modi dello Strozzi, ma i colpi di luce del mantello sulla spalla li ritroviamo invece nelle opere di artisti milanesi, Procaccini per primo. Anche la maniera in cui è dipinto il cappello, con gli attributi del pellegrinaggio e di S. Giacomo stesso, puntano in questa direzione.

Strozzi fu presente a Genova fino al 1630, Procaccini operò a Genova intorno al 1618 e vi lasciò alcune opere importanti che influenzarono la pittura locale.

Proprio l’influenza di Strozzi, abbinata a una maniera tutta personale a un’altrettanto evidente influenza milanese, sono caratteristiche degli esordi come pittore di Giacchino Assereto. Il suo stile in questo periodo viene descritto come: ”…fondamentalmente caratterizzato da stretti contatti con la pittura milanese del gruppo Cerano-Morazzone-Procaccini intorno al 1620-25. Le sue opere giovanili (…) lo mostrano impegnato ad accordare la teatralità caricata dei maestri milanesi con il cromatismo acceso, anzi fiammante, dello Strozzi”.
Il nostro dipinto riflette esattamente questo stato di cose.

Il dipinto è di notevole qualità e rappresenta in qualche modo un’evoluzione del dipinto di Strozzi sopra illustrato. La plasticità della figura è accresciuta dalla decisa inquadratura della staffa del pellegrino a destra e del cappello a sinistra, entrambi illuminati in modo tagliente. Anche l’impatto emotivo è più elevato che nel dipinto di Strozzi, generato soprattutto dallo sguardo del santo diretto verso l’astante azichè davanti a sè.

La tecnica mostra grande cura per i dettagli, è ancora poco pastosa e con pennellate meno larghe di quelle usate nelle sue opere più tarde. Caratteristico è già il modo di definire i volumi con l’impiego di piani alquanto angolati creati con colpi di luce.

Un ulteriore sostegno a questa tesi è dato da altre opere di Assereto databili a questo primo periodo, come il Cristo nel Gethsemani, un Assereto giovanile conservato a Braunschweig (Herzog Anton Ulrich-Museum, n. 492,). Stesso trattamento ‘Milanese’ dei panneggi in una Rebecca al Pozzo, (cf. Mostra Pittori Genovesi a Genova nel ‘ 600 e nel ‘ 700, 1967, cat. n. 50 p. 24) o nel Martirio di S. Bartolommeo (Genova, Accademia Ligustica).

Lo stato di conservazione del quadro è buono. Sotto la luce u.v. è visibile un restauro orizzontale che corre attraverso la metà del quadro, altri piccoli interventi sono da considerare ininfluenti. La tenuta della materia è buona e il quadro non ha bisogno di alcun intervento di restauro.

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