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Giulio Licinio (Venezia 1527 – 1591)

Ritratto di Gentiluomo col figlio (venduto)

olio su tela, cm. 122 x 96.5

Provenienza

Londra, collezione G.A.F. Cavendish-Bentinck
Collezione W.D. Clarke
Londra, Sotheby’s 1922
Londra, Agnew's
Padova, collezione privata (?)
Milano, collezione privata

Bibliografia

B.Berenson Italian pictures of the renaissance: Venetian school, vol. I, Londra 1957, pag. 46 (Edizione italiana, Firenze 1958, pag. 48)
Ferdinando Bologna, Un doppio ritratto di Tiziano, inedito, in: Arte Veneta, XI, pp. 65-70, fig. 68-70
F. Heinemann, in: Konstens Venedig National Museum, Stockholm, 20 ott.- 10 febbr. 1963, Cat. a cura di B. Wenneberg
Giordana Canova, Paris Bordon, Venezia 1964, pp. 101-102, fig. 113.
Luisa Vertova, Giulio Licinio, in: I pittori Bergamaschi, dal XIII al XIX secolo, il Cinquecento, vol. II, Bergamo 1976, pp. 517, 558-559, scheda n. 20, illustrato a pag. 574, fig. 3.
Ettore Merkel, in: Da Tiziano a El Greco, per la storia del manierismo a Venezia 1540 - 1590, Venezia 1981 p. 144

Stato di conservazione

Il dipinto è coperto da uno strato di vernice molto sporca, il Damar, utilizzato sino ad alcuni decenni fa. La resina si è rappresa generando tante fittissime piccole macchie scure sparse con regolarità sull’intera superficie, dando al dipinto un aspetto ingiallito quasi monocromo.
Questo strato di vernice si può rimuovere senza problemi. la matteria pittorica al di sotto, esaminata con una potente lente d’ingrandimento, è intatta e conservata bene per appartenere a un dipinto del Cinquecento Veneto. Alcuni piccoli ritocchi possono essere rilevati, ma la loro estensione sembra limitata. Un giudizio definitivo potrà essere emesso dopo le prove di pulitura che abbiamo intenzione di far eseguire a breve termine.
La firma originale documentata, I.L.F. (Iulius Licinius Fecit), è stata alterata per comporre un’improbabile T.V.F.. La “I.” ha soltanto subito l’aggiunta dell’ala della “T”, che può essere rimossa senza problemi. La “L.” originale invece è stata rasata via con cura e sostituita con una “V”. La forma originale della “L” è però ancora chiaramente visibile su una macrofotografia dove risulta evidente la traccia della rasatura, ed è quindi possibile, una volta rimossa la “V” falsa, ricostruire con esattezza la sigla vera. La data è quella originale.
La cifra con l’età del bambino è nella sua totalità un’aggiunta e può essere rimossa senza problemi.

Un’accurata pulitura e la piccola reintegrazione della “L” sulla sua traccia ancora visibile, possono riportare il dipinto vicino al suo stato originale, molto più luminoso di quanto ora non appaia.

Commento

Il dipinto è uno dei più belli di Giulio Licinio (secondo noi è senza dubbio il migliore) e ha la stessa qualità di opere analoghe di Paris Bordon. L’artista mostra qui una grande forza di analisi psicologica e tensione spirituale, con un velo di melanconia tipico della ritrattistica veneta.
Il dipinto, datato 1552, è stato eseguito da Giulio Licinio all’età di 25 anni a Venezia, prima della sua partenza per Augsburg. Giulio, di famiglia bergamasca trasferitasi a Venezia, era nipote e erede dell’avviata bottega di Bernardino Licinio e imparentato per matrimonio con Paris Bordon.

La tela fu pulita quando era presso Agnew’s a Londra dopo il 1922. La firma I.L.F., la data MDLII e l’iscrizione ANNO AETATIS XX (V?) vennero alla luce in quell’occasione. Esiste una fotografia del dipinto che certifica la presenza della suddetta firma. E' conservata presso l'Istituto Germanico di Storia dell'Arte di Firenze: negativo n. 11.057.
Bernard Berenson, che aveva visto il quadro anni prima presso la collezione Cavendish – Bentinck quando non era ancora stato pulito e la firma di conseguenza era illeggibile, lo pubblicò come attribuito a Paris Bordon. Idea per niente strana, in quanto il dipinto non ha nulla da invidiare alla qualità dei ritratti di Bordon, tanto che la Canova, pur essendo a conoscenza della firma di Licinio, pubblicò il quadro nella sua monografia su Bordon usando le seguenti parole: “..nella morbidezza della pennellata e nella semplicità accostante con cui è colta l’umanità dei personaggi sembra di poter ravvisare la mano del Bordon”. Fu la Vertova a catalogarlo definitivamente, con un’attenta ricerca eseguita per la monografia di Giulio Licinio pubblicata sulla collana “I Pittori Bergamaschi”. In precedenza Ferdinando Bologna lo aveva pubblicato sul numero XI di Arte Veneta del 1957, come importante aggiunta all’opera di Tiziano e come tale era stato venduto.

Lo studioso fu tratto in inganno dalla firma. Infatti, una volta venduto da Agnew’s, il quadro arrivò sul mercato antiquario italiano e un operatore senza scrupoli considerò che una splendida opera originale di Giulio Licinio, firmata e datata, non poteva prospettare guadagni quanto un bel Tiziano firmato e datato. Valutò che la qualità del quadro era talmente alta da sopportare facilmente una promozione e così vi pose rimedio. La firma originale I.L.F. (Iulius Licinius Fecit, firma usata in questa forma da Licinio anche in seguito sui dipinti della Biblioteca Marciana a Venezia) fu cambiata in T.V.F. (sigla atipica pure per Tiziano che dovrebbe essere sciolta come Tizianus Vecellius Fecit). In un eccesso di zelo falsificatorio anche l’età dell’effigiato fu ritoccata e mutata in “XXX” e fu aggiunta la frase “Aetatis VIII” riferita all’età del bambino.

Interessante notare che nella Galleria Colonna esiste un ritratto molto simile e molto probabilmente sempre di Giulio Licinio. Questo è pubblicato in: E. Safarik, Catalogo sommaria della Galleria Collonna in Roma, dipinti, Roma 1981, pp. 138-139 ill.

Dettagli

LicinioInteressante il paragone con il Ritratto, del 1552, eseguito da Paolo Veronese a Budapest

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