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Bottega di Dieric Bouts (fine secolo XV)

Madonna addolorata (venduto)

olio e tempera su tavola, cm. 40.7 x 26.7

Provenienza

Collezione privata

Bibliografia

(forse) Colin Eisler, Les Primitifs Flamands, New England Museums, Bruxelles 1961, pag. 60, n. 9.

Stato di conservazione

La tavola necessita di una lieve e professionale pulitura che farà risplendere soprattutto le parti relative all’incarnato del viso e delle mani e al raffinatissmo panno e velo bianco che la Vergine porta sulla testa.
Le prime prove di pulitura hanno confermato che queste parti hanno tenuto benissimo e che la pulitura sarà molto soddisfacente.
Sembra che i puntini rossi sull’oro del fondo siano stati aggiunti in epoca successiva ed è possibile che spariscano durante la pulitura. Esistono però anche dipinti di Albrecht Bouts, figlio e erede di Dierick Bouts, che hanno questo tipo di ornamento. L’oro del fondo è in condizioni leggermente peggiori rispetto alla figura e deve essere parzialmente ritoccato.
Il manto blu della Madonna è conservato bene nella parte superiore, sopra la spalla, è più esile invece nella parte inferiore. Le mani, nella stessa zona del dipinto, sono invece ben conservate e non hanno perso la loro materia e finitura.

La tavola non è stata parchettata e neppure tagliata. La finitura della parte inferiore delle mani della Madonna ha un taglio netto, presente anche negli altri dipinti del gruppo, che contribuisce a dare alla figura una maggiore tridimensionalità.

Commento

Sul retro è presente una scritta quasi illeggibile, fortunatamente documentata da una vecchia fotografia scattata quando era meno sbiadita, che potrebbe essere letto come:

“Nota come il Sig. Cardinal Borghese / ordinò che questa imagine deva ..ser../ sempre in casa”

La calligrafia è con ogni probabilità ancora del Seicento.

La Mater Dolorosa qui presentata è sempre sfuggita alla maggior parte degli studiosi, anche perché verosimilmente non è mai passata sul mercato aperto e l’unico ad averne trovato una traccia è stato Colin Eisler nel suo libro Les Primitifs Flamands, New England museums, Bruxelles 1961, pagina 60 n. 9, dove lo elenca con la seguente frase:
“Nettuno, Rome, Coll. Prince Steno Borghese, ex. Coll. Don Pietro Statella, Prince of Cassaro, Sicily”

La quadreria Borghese fu venduta il 19 agosto del 1899 allo Stato Italiano e costituisce ancora oggi il nucleo principale delle opere conservate alla Galleria Borghese.
E’ probabile che il dipinto non facesse parte della vendita per le seguente ragioni.

Sappiamo dall’iscrizione che il quadro era in collezione Borghese già ai tempi del Cardinale Scipione. Dalla pubblicazione di Eisler si apprende che nel Novecento era di nuovo di proprietà dei Borghese, dopo il lascito di Don Pietro Statella.

Giuseppe Borghese sposò Donna Stefanina Statella nel 1882 e probabilmente donò il quadro al suocero Don Pietro Statella e a sua moglie. Ė un’ipotesi ragionevole che permette di dimostrare come un dipinto facente parte della collezione Borghese possa essere rimasto fuori dalla vendita del 1899 del patrimonio artistico Borghese allo Stato Italiano.
Donna Stefanina Statella morì giovane nel 1884 lasciando una figlia di nome Genoveffa (1883 -1922), così chiamata dal nome della nonna materna. Genoveffa sposò suo cugino Rodolfo Borghese e dal matrimonio nacque Steno che era dunque nipote e erede naturale di Don Pietro Statella. La Mater Dolorosa Boutsiana tornò in una collezione Borghese, quella di Steno, dove fu documentata da Colin Eisler.

L’attribuzione:

Il dipinto fu acquistato dal padre dell’attuale proprietario come Hugo van der Goes, attribuzione non confermabile. Questa celebre formula iconografica fu inventata da Dierick Bouts (si pronuncia ‘Bauts’) quando probabilmente era ancora a Haarlem nel 1450. L’originale di Dierick Bouts è ritenuto perso. La critica ha raggruppato un insieme omogeneo di lavori di altissima qualità di cui fa parte anche il dipinto qui proposto, ascrivendoli tutti alla bottega. Due esemplari di elevatissma qualità, molto vicini a Dierick Bouts e comunemente collegati con la sua bottega sono alla National Gallery di Londra e al Louvre di Parigi.
Un altro dipinto, similissimo a quello in esame, si trova dal 1986 presso l’Art Institute of Chicago, catalogato dal museo come Dierick Bouts. In precedenza era nella collezione Spiridon, successivamente in quella del Barone van der Elst a Roma e nella prima parte del secolo scorso fu pubblicato e esposto come l’originale di Dierick Bouts. In seguito perse questo status e, come detto sopra, ultimamente la critica è indirizzata a non catalogare alcun quadro con questa composizione come totalmente autografo di Dierick Bouts. Il nostro quadro, insieme con il dipinto ex van der Elst, ora Art Institute of Chicago, si differenzia dagli altri per la postura del mignolo della Madonna, leggermente ripiegato in maniera elegante, che non compare nelle altre versioni prese in considerazione dalla critica.

Colin Eisler, che con ogni probabilità non ha mai visto il quadro, lo ha elencato con otto altre versioni collegate con la bottega Boutsiana. Di questa famosa composizione esisono inoltre delle copie di qualità più scadente che ogni tanto appaiano sul mercato, ma la letteratura scientifica non ha tenuto in considerazione questi prodotti.
L’opera di Eisler è anche l’ultima pubblicata a trattare esaurientemente l’argomento dei dipinti Boutsiani con questa inconografia. Nel più recente catalogo della mostra di Dierick Bouts a New York il problema viene affrontato sinteticamente e senza ulteriori novità.

La qualità del dipinto qui presentato è ottima e si commenta da sola. L’incarnato e tutti i dettagli del volto della Madonna sono eseguiti con grande meticolosità e la cosa diventa ancora più evidente sotto la lente di ingrandimento. Spettacolare il dettaglio delle lacrime, che più vere di così non possono sembrare, ma anche gli occhi umidi e arrossati, il naso e le varianti di tonalità delle guance della Madonna dimostrano un’altissima preparazione artistiva e tecnica.

La qualità del quadro è tale da poterlo catalogare, come pochi altri, nella ristretta cerchia intorno a Dierick Bouts, anche vicino alle opere raggrupate intorno al figlio Aelbrecht Bouts. E’ documentato anche un altro figlio, Dierick il Giovane, ma di lui non si sa ancora nulla di certo.

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